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Prodotti ittici d’importazione

 

I prodotti ittici rappresentano il prodotto di origine animale più largamente commercializzato a livello globale. L’aumento dei consumi di prodotti della pesca, insieme alla globalizzazione dei trasporti, ha fatto sì che il numero di tali prodotti importati da Paesi Terzi in Unione Europea sia in costante aumento. Le principali nazioni da cui il pesce è importato sono asiatiche, in particolare Cina, Vietnam e Thailandia. In Asia infatti la produzione da pesca e allevamento è cresciuta fortemente negli ultimi 20 anni e attualmente copre il 70% della produzione mondiale.

I prodotti ittici spesso coprono lunghe distanze e passano attraverso numerosi intermediari prima di arrivare al consumatore. La complessità della filiera ittica può comportare difficoltà nella tracciabilità dei prodotti, e questo può favorire frodi, così come la commercializzazione di prodotti derivanti da pesca illegale. Pertanto sono indispensabili controlli accurati e rigorosi. Gli Stati membri dell’Unione Europea devono provvedere affinché nessuna partita proveniente da un Paese terzo venga introdotta senza essere sottoposta ai controlli veterinari prescritti dalla normativa.

I controlli veterinari di frontiera avvengono nei Posti di Ispezione Frontaliera, situati in punti di confine dell’Unione Europea, e in particolare nei maggiori porti e aeroporti.  In Italia questo compito è demandato al Ministero della Salute, di cui i Posti d’Ispezione Frontaliera (PIF) risultano essere uffici periferici. Tali controlli risultano fondamentali per prevenire l’introduzione di prodotti potenzialmente rischiosi per la salute umana e per assicurare che le merci in entrata soddisfino i requisiti necessari. Tuttavia, mentre i controlli documentali e d’identità sono condotti su tutte le partite, i controlli fisici sono condotti sono su una percentuale, che secondo la FAO si attesta tra l’1 e il 5% dei prodotti. Le metodiche analitiche basate sul DNA possono essere un utile strumento di supporto ai controlli fisici, soprattutto al fine di limitare le frodi per sostituzione di specie. Tuttavia, nonostante il loro largo impiego in ambiti di ricerca, queste metodiche sono poco utilizzate nel controllo ufficiale di prodotti d’importazione.

In questo contesto tra il 2015 e il 2016 è stato condotto presso il FishLab un progetto, finanziato dall’Università di Pisa (PROGETTO PRA_2015_0077), che ha avuto l’obiettivo di verificare le non conformità commerciali e sanitarie nei prodotti ittici d’importazione che transitavano attraverso il PIF di Livorno-Pisa. Questo PIF, insieme a quelli del Porto di Genova e degli aeroporti di Fiumicino e di Malpensa, è uno dei principali PIF italiani per volume di traffico. In particolare, secondo i dati del Ministero della Salute nel 2015 sono transitate attraverso il PIF 7383 partite, di cui il 78% erano prodotti ittici. In particolare, è stata condotta un’analisi di DNA barcoding per verificare la corrispondenza tra la specie identificata a livello molecolare e le denominazioni scientifiche riportate sui documenti di accompagnamento. La messa in evidenza dei prodotti e dei paesi più a rischio per le frodi per sostituzione di specie consentirà di effettuare dei controlli più mirati in futuro. Il lavoro è stato oggetto di una tesi di specializzazione ed è in corso di pubblicazione su rivista internazionale.

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Pubblicazioni

Guardone, L., Tinacci, L., Costanzo, F., Azzarelli, D., D’Amico, P., Tasselli, G., Magni, A., Guidi, A., Nucera, D., Armani, A. (2017). DNA barcoding as a tool for detecting mislabeling on incoming fishery products from third countries: An official survey conducted at the Border Inspection Post of Livorno-Pisa (Italy). Food Control 80, 204-216.

Francesco Costanzo (2016). “DNA barcoding per l’analisi del mislabeling di prodotti importati da Paesi Terzi: indagine presso il Posto d’Ispezione Frontaliero di Livorno-Pisa”.  Tesi di specializzazione in Ispezione e controllo degli alimenti di origine animale.

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